Lo "Stallo" del compostaggio genera costi
Apprendiamo da "La Cronaca" di oggi che la mancata proroga dell'autorizzazione al compostaggio costerà al comune di Sarmato la bellezza di 25-30.000 € per lo smaltimento del verde tramite Enia e che l'assessore all'ambiente invita i vertici provinciali a venire a spiegare alla comunità di Sarmato l'eventuale proroga della stessa autorizzazione. Per la "Par condicio" anche gli amministratori sarmatesi non dovrebbero illustrare ai cittadini questo nuovo "aggravio" di costi?
Ma come: abbiamo avuto la piscina gratis (dall'Edison), contributi alle aziende (dall'ENEL), lavori in omaggio al comune (dagli appaltatori), varia beneficenza ai circoli ricreativi e culturali, e non siamo stati in grado di smaltire autonomamente il verde? Di più: abbiamo "servito" la Provincia per vent'anni con il compostaggio ed il beneficio economico per il comune è stato di soli 30.000 € annue?
Come mai questo improvvisa necessità segnalata da A.R.P.A. di un "miglioramento qualitativo" dello scarico del compostaggio? Dove scaricano le aziende delle aree produttive a sud est del comune? A cielo aperto come da foto?
A me pare che in due anni si poteva e si doveva fare di più per "normalizzare" la situazione senza penalizzare i cittadini con inutili costi. Perchè solo ora si palesano tanti impedimenti al vecchio compostaggio ed una opposizione "politica" che prima non c'era? Forse all'orizzonte ci sono nuove "beneficenze"?
IL DUBBIO - Che cosa sono i Dico?
I cittadini continuano a essere percepiti come comunità invece che come singoli individui. Dal Corriere della sera del 17 Febbraio 2006. Dall'articolo di Piero Ostellino (Vedi qui) Forse, i Dico (Diritti e doveri dei conviventi) non sono nulla di quello che si dice sui diversi fronti. Non sono la negazione della sacralità della famiglia in quanto istituzione religiosa, come dicono i cattolici intransigenti che vi si oppongono in nome della Fede. Non sono la negazione della famiglia in quanto fondamento sociologico della convivenza civile, come dicono i neoconservatori che vi si oppongono in nome della Storia. Non sono una testimonianza di laica separazione fra Stato e Chiesa, come dicono i neorisorgimentali. Non sono una testimonianza di civile autonomia della politica dalla religione, come dicono gli anticlericali. Non sono, infine, un compromesso fra religiosità, sociologia, laicismo, diritto, come dicono la Bindi e la Pollastrini che li hanno redatti e approvati. E, allora, che cosa sono i Dico? Per la Chiesa, sono una ferita inferta sia alla Fede sia alla Ragione, in quanto mortificano sia la famiglia come istituzione religiosa sia la famiglia come «unione naturale». Ecc. Ecc..
L' ennesimo simbolo del nostro paternalismo
Il Vescovo sulla Cirio De Rica. E......su Sarmato?
A Podenzano il Vescovo, a proposito della chiusura della Cirio De Rica, ha scritto: "L'Azienda non è un soggetto avulso da quel territorio che le ha permesso di svilupparsi, ma parte integrante del medesimo, dal quale ha tratto ricchezza e verso il quale ha una responsabilità, condivisa con le rappresentanze dei lavoratori e con le istituzioni in particolare il Comune che ne ha permesso per lungo tempo l'insediamento e la produzione con la realizzazione delle condizioni ambientali e sociali compatibili."
Non valgono anche per Sarmato queste parole? Non è il caso di farle nostre e "darsi da fare" perchè diventino un cardine cui ancorare le nostre politiche future? O dobbiamo sempre attendere che altri benevolmente ci facciano l'elemosina per sopravvivere, ma sempre in numero minore? Se "trarre ricchezza da un territorio" comporta una "responsabilità verso quel territorio", cosa ne hanno fatto o ne faranno le aziende (SECI, Edison, Enel, ecc.), il comune, le rappresentanze sindacali? Ed i cittadini che su quel territorio vivono non sono interpellati e chiamati a "condividere le responsabilità"?
Obiezione: "I Dico non si fanno per rispetto della libertà "
obiezione di Francesco Agnoli (Da Avvenire)
In questi giorni, quando si discute dei Dico, ritorna di continuo un vecchio ritornello: «Io, personalmente, non farei nessun Dico. Credo nel matrimonio, nell’amore responsabile, stabile, fedele, fatto di diritti e di doveri. Ma perché impedire i Dico ad altri, che la pensano diversamente, che non hanno la mia stessa visione del matrimonio? Perché imporre ad altri la mia opinione?».
In realtà, dietro questo apparente ragionamento, si nasconde un sofisma: mentre si discute di un argomento, i cosiddetti Dico, mentre si vota per creare o meno un nuovo istituto giuridico, mentre insomma ognuno dice la sua, a favore o contro, per cambiare la società e le sue consuetudini, gli unici che rischiano di tagliarsi fuori sarebbero coloro che si oppongono, coloro che non approvano. Bella democrazia, quella in cui qualcuno deve decidere di stare sostanzialmente zitto, omettere di esprimere la propria opinione, auto-censurare il proprio punto di vista! Non è un caso che a ripetere per primi il ritornello, affinché tanti lo imparino a memoria, sono solitamente i radicali. Gli stessi che si scandalizzano quando qualcuno parla di verità, quando qualcuno afferma di credere nella verità, e poi costituiscono un partito per portare avanti, a suon di leggi, referendum e propaganda, le proprie "verità"! Dovrebbe allora anzitutto essere chiara una cosa: chi crede nel matrimonio, come istituto fondamentale su cui si basa la società umana, può e deve sostenere la sua convinzione, allo stesso modo di chi fa il contrario, senza essere accusato, da quest’ultimo, di conculcare la libertà altrui.
I DI.CO. non sono per l’uomo, ma contro di lui. Se ne accorgerebbero soprattutto le generazioni future: generazioni che partirebbero già col piede sbagliato, se gli spiegassimo, noi, oggi, che l’amore non è una dedizione totale, ma un patto momentaneo, un momento, un attimo, per quanto "ben" regolamentato. Lo scriveva anche Verga: abbiamo bisogno di uno scoglio, di una certezza, quella della famiglia, e coloro che vogliono abbandonare lo scoglio, la realtà umana e naturale che ci è propria e che ci corrisponde, per brama di ignoto, di meglio, o per puro egoismo, sono destinati a naufragare. Mancano forse i naufragi, nella odierna disgregazione delle famiglie, perché qualcuno possa dire che ciò che si è detto non è sperimentabile?
L'eclissi della bellezza. Genocidi e diritti umani
Il modo migliore per fare "memoria" dell'olocausto è quello di guardare alla vita, alla sua bellezza, sempre, anche nei luoghi di sterminio. Non è un confronto fra gli stermini: ogni genocidio è unico. In nessun caso è paragonabile ad un altro.
La base comune tra i genocidi si può dire sia il male, il solo, o quasi, elemento di unione.
L’odissea di monsignor Svarinskas, lituano. Prete «clandestino» - «Ci ha salvato l'amore di Dio e la dedizione per la patria».
Cinquant'anni di comunismo nella sua Lituania hanno distrutto il cristianesimo?
"L'Urss, anche se in modo involontario, ha reso un servizio al la fede della nostra gente: deportando i preti nei gulag, ha fatto in modo che i credenti là rinchiusi non fossero soli. Sarebbe stato assurdo che il popolo fosse nei lager e i preti restassero liberi: quando ero rinchiuso, mi dicevo che era giusto che fossi lì, con quella gente."
Quale retaggio ha lasciato l'ideologia marxista?
"Sta agendo ancora adesso che è formalmente sparito, In realtà ha cambiato forma, perché i principi morali sono stati cancellati. Oggi molti non credono più nella barba di Marx, ma nel dollaro. Ma ci sono anche quelli che sono tornati ai valori di un tempo e alla fede, perché delusi da una modernità che presume di fare a meno di Dio."
Famiglia - Un pensiero alto
"Arricchire la tradizione è bene, spezzare il filo che a lei ci unisce e da cui deriva ilo nostro gradi di civiltà ed umanità è un errore. Che potrebbe compiacere le generazioni presenti ma recare dolore a quelle future". Francesco Paolo Casavola conclude con queste parole una riflessione sulla famiglia appardsa in prima pagina dell'inserto domenicale di un quotidiano nazionale. Secoli prima del cristianesimo, ricorda il giurista, "il diritto romano aveva strutturato quella cellula sociale che chiamiamo famiglia."
DIFFERENZE E NON CONTRAPPOSIZIONI
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14 Febbraio 2007 - CONVEGNO ORP: DE BORTOLI, NEL DIALOGO TRA CATTOLICI E LAICI “NON ABBIAMO BISOGNO DI CONTRAPPOSIZIONI, MA DI DIFFERENZE” |
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Il “dialogo” tra cattolici e laici “è ben diverso da quello che appare oggi nei media”. A farlo notare è stato Ferruccio De Bortoli, direttore del Sole 24 Ore, che ha moderato la tavola rotonda conclusiva del Convegno nazionale dell’Opera Romana Pellegrinaggi. Quello cattolico e quello laico, ha detto De Bortoli, “a giudicare dal clamore mediatico sembrano due mondi in fortissima contrapposizione, contrapposizione che però non c’è nella realtà”. Oggi, comunque, per il giornalista “non abbiamo bisogno di contrapposizioni, ma di differenze, e il riconoscere di più le nostre radici cristiane forse ci consentirebbe di aprirci meglio agli altri”.
A denunciare la “schizofrenia” di una “ragione che si costringe entro limiti pre-definiti”, in base “ad un imperativo che può prendere in considerazione l’esistenza di Dio solo per negarla”, è stata Marina Ricci, vaticanista del tg5, soffermandosi sul “primo pellegrinaggio, spontaneo e straordinario, del terzo millennio” avvenuto in occasione dell’afflusso a Roma di milioni di pellegrini da ogni parte del mondo per la morte di Giovanni Paolo II.
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Perchè anche nel nostro paese non vogliamo riconoscere le "differenze", bensì pretendiamo di essere tutti "uguali"? Non è questa una fonte di "contrapposizioni"?
Etica e ricerca scientifica
«La famiglia non dipende dall’arbitrio dell’uomo» - Benedetto XVI ai partecipanti a un Convegno sulla legge naturale:
"La legge inscritta nella nostra natura è la vera garanzia offerta ad ognuno per poter vivere libero e rispettato nella propria dignità" - Il Papa ha citato come «applicazione molto concreta» la famiglia: il Concilio Vaticano II - ha ricordato - la definisce come «intima comunità di vita e di amore coniugale fondata dal Creatore e strutturata con legge propria. La Gaudium et Spes ha ribadito che l'istituto del matrimonio ha stabilità per ordinamento divino, e per ciò questo vincolo sacro, in vista del bene sia dei coniugi che della prole, che della società, non dipende dall'arbitrio dell'uomo».
Altro versante oggi significativo è quello del rapporto tra etica e ricerca scientifica: «La tecnica, quando riduce l'essere umano a oggetto di sperimentazione finisce per abbandonare il soggetto debole all'arbitrio del più forte. Affidarsi ciecamente alla tecnica come unica garante di progresso senza offrire nello stesso tempo un codice etico che affondi le sue radici in quella stessa realtà che viene studiata e sviluppata, equivarrebbe a fare violenza alla natura umana con conseguenze devastanti per tutti». Tutto ciò non sminuisce l'apporto degli uomini di scienza: anche a loro, infatti, è chiesto di «aiutare a capire in profondità la nostra responsabilità per l'uomo e per la natura affidatagli. Su questa base - ha concluso il Papa - è possibile e necessario sviluppare un fecondo dialogo tra credenti e non credenti, tra teologi, filosofi, giuristi e uomini di scienza».
LEGGE MORALE NATURALE
| 12 Febbraio 2007: CONVEGNO LATERANENSE; KINSELLA (CANADA), IL DIRITTO INTERNAZIONALE VALE ANCORA |
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“I continui attacchi al diritto alla vita, con nefandi atti contro innocenti, in tutto il mondo, il terrorismo come forma estrema di violenza e disprezzo totale della dignità della persona, offendono il senso morale comune e ci interrogano sul diritto internazionale, se abbia ancora un valore morale e un fondamento condiviso”. Così è intervenuto l’on. Noel Kinsella, presidente del Senato del Canada, al convegno internazionale “La legge morale naturale: problemi e prospettive”, che si chiude domani alla Pontificia Università Lateranense. “La risposta è positiva”, ha detto il senatore canadese. Kinsella ha ricordato come la Dichiarazione dei diritti universali dell’uomo delle Nazioni Unite “ammette una limitazione della sovranità nazionale” sulla base di un principio “assoluto”, derivato dal diritto naturale: il “riconoscimento della pari dignità di tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti inalienabili, a fondamento della libertà, della giustizia e della pace”. Primo tra tutti il diritto alla vita, alla sicurezza, ma anche, “a cercare la verità liberamente, ad attuare il bene morale e la giustizia, a vivere dignitosamente”. Qualora questi diritti siano “tragicamente negati”, il principio di sovranità dello Stato “può essere violato”.
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Peccato che per certi pseudo politici il "diritto naturale" corrisponda ad ammettere per l'uomo ciò che fanno gli animali!
Il Papa nello stesso convegno ha detto: "Il rispetto della legge naturale è quindi compito primario di tutte le legislazioni (per quanto diversamente esse possano configurarsi nella storia). Questo rispetto, prima ancora che il mero consenso, è il fondamento di legittimità delle leggi dello Stato, è «il solo valido baluardo contro l’arbitrio del potere o gli inganni della manipolazione ideologica».
Alpini e "Fam. Alpina Sarmatese" - Bilancio 2006
Come tutti gli anni il Gruppo Alpini di Sarmato si riunisce per fare il bilancio dell'attività svolta che si può leggere cliccando qui.
Ormai parliamo di un'esperienza decennale nell'attuale sede a fianco dell'Oratorio parrocchiale e merita quindi una riflessione. La prima che mi viene in mente dopo l'annuncio del Comune che spende 50.000 € per costruire il "Centro Gastronomico" nel prato delle scuole elementari, è di scandalo. E' scandaloso, infatti, che un'associazione privata senza fini di lucro, senza contributi statali e comunali, senza aiuti palesi o sommersi se non quelli denunciati, e pagando il 20% di tasse allo stato ed enti locali sul risultato netto, riesca a svolgere un'attività di "servizio sociale" vero, da sola.
Inoltre, se la gestione fosse di tipo commerciale potrebbe soddisfare le esigenze di una famiglia intera. Ciò significa che l'utile corrispondente è stato invece riversato alla comunità sotto forma di miglioramenti strutturali, servizi di pubblica utilità e beneficenza. Anche questo nel nostro paese è uno scandalo!
La Pro Loco "comunale", invece, in quarant'anni di attività non è riuscita a procurasi nemmeno le pentole per cuocere i "pisarei". Allora è evidente che nel rapporto passato tra Comune e Pro Loco c'era qualcosa correggere. Ma costringere le associazioni ad utilizzare uno spazio destinato alla scuola che in futuro potrebbe essere utilizzato meglio per i ragazzi che non per il divertimento degli adulti mi sembra pazzesco! Anzi: scandaloso!
Ma, si sa, pensare al domani non è una prerogativa politica. Anzi!!!!




Da S.I.R. -
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