FAMIGLIA E UNIONI DI FATTO: NOTA SIR "UN ARGOMENTARE LAICO"
Dal commento Sir alla nota - diffusa ieri - del Consiglio episcopale permanente a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto.
"Due cose colpiscono leggendo le due cartelle e mezzo della nota della Cei sui “dico”: la grande serenità e la esemplare chiarezza. ..........I Vescovi parlano un linguaggio concreto, che parte dall’esperienza concreta, per “offrire ragioni valide e condivisibili da tutti a vantaggio del bene comune”. .......... Ecco allora l’esemplare chiarezza: smontando un insinuante pensiero che ambiguamente vuole promuovere i diritti individuali senza curarsi del quadro istituzionale: c’è un chiaro “no” alla legalizzazione delle unioni di fatto e un altrettanto fermo rifiuto della legalizzazione delle unioni di persone omosessuali. .....I Vescovi .......... sono attenti a distinguere il piano individuale da quello istituzionale. Non si può scherzare con due principi di fondo, la differenza sessuale e l’uguaglianza. Lede infatti pesantemente il principio di uguaglianza trattare casi differenti allo stesso modo. E’ un argomentare laico, che punta dritto all’esperienza quotidiana, al comune sentire, alla concreta preoccupazione di tanti, credenti e non credenti, cattolici e agnostici, giovani e adulti, per la possibile deriva verso una società che, picconando la famiglia, perdendo di vista la distinzione sessuale, perda le ragioni della sua identità e dunque la sua tensione al futuro.
Ecco le altrettanto chiare parole ai politici cattolici: se serve una bussola nel grande guazzabuglio della politica di oggi, questa non può che essere la coerenza. D’altra parte, anche in un sistema bipolare, ci sono temi che preesistono agli schieramenti: proprio adesso, quando il dibattito sulle radici cristiane dell’Europa ritorna, come il grande tema della democrazia sostanziale, che ha bisogno di identità. Non è tempo di sofismi. D’altra parte la grande unità del mondo cattolico e l’iniziativa dei laici, che si è sviluppata in questi anni proprio sui grandi temi eticamente sensibili lo reclama. Fanno politica i Vescovi? ..... Il Consiglio Permanente della CEI è esplicito: “non abbiamo interessi politici da affermare”. Sono molti anni – come ha scritto il Papa al cardinal Ruini facendo il lusinghiero bilancio della sua lunga presidenza – che la CEI ha sviluppato una originale forma di interlocuzione politica, cioè sui grandi temi della persona e della società, senza entrare nella cucina partitica. E questo continuerà a fare, con serenità e chiarezza, come ha ribadito mons. Bagnasco, nel grande e libero dibattito sul nostro futuro, sulle nostre preoccupazioni, sulle nostre speranze.
Area feste SI, Posti all'asilo NO. Perche'?
A cosa serve la politica? A dare adeguati servizi per le esigenze dei cittadini, mi si dirà. Ma vi sono delle "priorità" da rispettare, o no?
Esempio: è più importante costruire un'area per le "feste" ed un "Centro gastronomico" per le stesse feste (da 50.000 €, o creare posti per i bambini della scuola materna o dell'asilo nido?
Ma ci sono gli "sponsor"! Quali sono i criteri di scelta degli sponsor? Non si creano, per caso s'intende, "conflitti d'interesse"? Magari si tratta di imprese impegnate con concessioni comunali, o appalti, o interessate al nuovo PSC. S'intende che pensare male è peccato, ma............ forse ci si azzecca, o no? Già, oggi ti regalo di qua, e tu, domani, mi darai di là. Questo è una considerazione generale, visto che il Sindaco ha avuto la benevolenza di non dirci di quali imprese si tratta, per fortuna! Quindi non vi è certamente alcun pregiudizio personale verso alcuno. Ma presto si saprà.
Allora non sarebbe meglio indicare prima quale rapporto deve intercorrere tra Comune e Sponsors per la tranquillità di tutti sull'uso della cosa pubblica? Non vorremmo, cioè, che la "COSA PUBBLICA" fosse gestita dagli "SPONSORS" piuttosto che dalla "POLITICA", specie se da una maggioranza "DI SINISTRA" che dovrebbe rappresentare gli interessi dei più deboli, come quelli delle famiglie, e non dei più forti, come quelli degli sponsors!Perche' non abbiamo capito dove ci portava il comunismo?
Credevo che con la caduta del muro fossero caduti anche i "falsi miti" figli di un illuminismo senza ragione. Ma devo ricredermi alla vista di questo manifesto che inneggia alla "inutilità della persona umana" con uno slogan che, in apparenza, sembra innocuo. Cioè del tipo: "L'unione fa la forza".
Quando qualche vecchio ex comunista si chiede come ha fatto a credere a tante panzane ed a non accorgersi dell'errore in cui era caduto ( e che, per inciso, ha causato decine di milioni di morti e, solo in Cina, "una iniqua connivenza fra imprenditori locali e stranieri e membri del Partito, che con le spalle coperte dai loro agganci al potere, hanno trasformato l'ex Stato maoista in una specie di dittatura latino-americana, con una oligarchia ricchissima e capace di ogni sopruso e un esercito di poveri, calcolato dalla World Bank a 365 milioni di persone.") ora può capire. Dietro l'innocuo slogan, infatti, si nasconde la vera filosofia di ogni materialismo e totalitarismo, ossia l'inutilità della persona come individuo e la sua soggezione al "potere del popolo", cioè allo stato ed al potere che lo domina.
Mi dispiace contestare, ma l'uomo è la cellula fondamentale di ogni convivenza umana e senza l'uomo e la sua "LIBERTA'" non vi è alcuna sana e ragionevole forma di convivenza. Non è un caso, infatti, che sempre in Cina: "L'abisso fra ricchi e poveri, fra potenti e senza voce ha innescato da anni una serie di tensioni sociali che a detta della stessa leadership sono divenute «il fattore di destabilizzazione sociale più pericoloso di tutto il Paese» e «una seria sfida alla capacità di governare del Partito comunista». Tanto che "non mancano membri del Partito che spingono a un massiccio uso delle armi per fermare le proteste sempre più numerose. " (Da Avvenire del 3 mrzo 2007)
E questa sarebbe la "Via italiana al comunismo"?



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